Nella notte

Questa notte, una delle tante in cui mi sono svegliata di soprassalto, ho definitivamente realizzato una cosa. Mentre ascoltavo tutti i suoi rumori:

  • Stak!! –
  • Bammm!! –
  • Manoooo!! –
  • Tuf! –
  • Uff! –
  • Gneeeee! –
  • Aooooo! –
  • Miaaaaaaaooo! –
  • Ooooo! –
  • Aaaaa!-
  • Spak! –
    Mi sono detta:
  • E’ cotto! – e – ha un’anima! – un innamorato pazzo del suo quasi dirimpettaio che, durante il silenzio della notte, dona voce alle sue pene d’amore. E l’altro ascolta in silenzio, credo gli risponda solo quando viene acceso. Ed io che sì lo lo uso ma non quotidianamente, gli staro’ terribilmente antipatica. Sarà anche per questo che, di notte, mi fa prendere certi colpi. Effettivamente non riescono mai a toccarsi e, durante il giorno, i suoi “versi” vengono coperti dal trambusto quotidiano. Pensavo inoltre a come si completino bene, il loro essere squadra nel bel mezzo di una creazione è cosa difficile da replicare. Lui che si surriscalda tantissimo, al punto da cuocere e l’altro che si raffredda tantissimo, due estremi che diventano uno l’altra faccia dell’altro! Certo i vocalizzi di lui, emessi nel più totale silenzio della casa, fanno rizzare la pelle e venire i brividi anche ai mortali più impavidi però, il suo stoicismo lascia stupefatti e fa sognare. In un’epoca in cui vige il mordi e fuggi e, per di più, circondati da umani, lui, immobile, urla il suo amore nonostante le insidie date dalle loro profonde differenze. Che potenza l’amore, quello di un frigorifero per il suo amato forno.
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Monologo interiore:
Andiamo in palestra!
A fare che, con chi, perché?
Con me, andiamo a faticare.
Ah, ti vuoi allenare?
Eh sì allenare…

E invece no, non mi va. Mica voglio faticare, a casa voglio stare. Cit la mia coscienza. (Fortuna che non la ascolto).

1/2/22 iscrizione in palestra, data storica, lo segno sul calendario. Stai a vedere che richiudono tutto.

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8 gennaio 2020 ( prima della pandemia)

Che giornata densa di cose fatte e sentite e di proseguimenti, che sanno di buono e di nuovo. Ho smontato l’albero, andrà in vacanza per 11 mesi. Di solito lo addobbiamo in anticipo e lo ritiriamo con molta calma. Ma quest’anno ho voluto ritirarlo senza aspettare. Avevo voglia di liberarlo da tutti i suoi orpelli e di metterlo via. Ho pensato alla capacità innata dei bambini di vivere il momento presente, il qui e ora, in maniera totale, senza pensare al passato e senza sognare il futuro. Durante le feste, con le ragazze abbiamo fatto questo. Siamo state interamente nel momento presente, abbiamo riso, brindato, scherzato, abbracciato, baciato e, a volte discusso. Siamo state nei nostri momenti, senza se e senza ma, con un sì, anzi tre. E li abbiamo riempiti, sentendoli pieni di noi. Questo pomeriggio, passando con l’auto per le strade della mia adolescenza, mi sono vista. Sembrava la scena di un film. Io che guido e la Alice piccola che gioca a “chi ha paura dello sparviero” con i pattini, dall’altra parte della strada. Sono intenta a scappare e a non farmi prendere, corro e sfreccio curvando all’occorrenza e senza mai esitare. Gli occhi vengono conquistati da quello che un tempo era il mio tesoro, i miei splendidi pattini a scarpa bianchi, con lacci e ruote color verde mela. Proseguo con l’auto e, mi vedo nuovamente. Questa volta, seduta su di una panchina, rido con le amiche per un ragazzetto che è riuscito a prendere una multa appena dopo essersi seduto sullo schienale di una panchina. 40.000 lire di multa per un atto vandalico, sentenzia il vigile. I suoi piedi poggiavano sulla seduta, posto destinato a un’altra cosa!
Tornata a casa e finita la cena, palline e decorazioni colorate sono state da me riposte in una borsa rossa.
Siamo pronte a continuare. Un giorno alla volta, oggi.

quieora #timeisart #nownow #us #feliceadesso

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