Domenica 4 febbraio


Ci sono giorni, come questa domenica, che trascorrono lenti e quasi mi sembra che le lancette dell’orologio, avanzino più lentamente del solito, camminando al mio stesso passo. Un camminare piano, che mi permette di mirare e rimirare le cose. Lento come il caffè sorseggiato caldo, insieme a una cara amica. Lenta, come la coda al semaforo di mattina. Lento, come il disfarsi delle cose superflue e delle scartoffie del passato, che ancora dimorano luoghi della casa. E io, con fare lento, li adagio nel bidone della carta. Faccio spazio e riordino la mia casa. Che oggi, più che mai, respiro, vivo e plasmo. Lento, come il godere del sole caldo di questa prima domenica di febbraio, che porta una magia, quella di tramutare l’inverno in primavera.

Nel mio riordino, ho adibito la casa delle bambole, presente nella camera delle ragazze, a libreria per bambini. Al suo interno, ho posizionato anche l’enciclopedia del corpo umano di quando ero bambina.

“Credi in te stessa…e negli unicorni”
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Sull’uscio

Alcune persone vivono sull’uscio di una casa che, un tempo, neanche troppo lontano, avete condiviso. Non entrano e non escono. Non vanno e non tornano. E lo fanno per giorni, mesi, anni. Tu rimani lì, tra un giro di chiave, una porta sprangata e una spalancata. Sostano a metà. E tu,  per promesse compiute nel passato e figli creati insieme, doni loro la tua infinita fiducia. Attendi. Poi, d’un tratto, ti rendi conto che il tuo bene viene ridicolizzato e beffato e allora costruisci una muraglia cinese intorno al cuore e all’uscio di casa. E loro se la prendono anche. Ma è solo per una ragione, sono stati scoperti.

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Cioccolata e pensieri

Giornate dense di faccende da sbrigare e pensieri. Questi ultimi, si accumulano, come chicchi di grandine dopo una tempesta, in ogni angolo della mia mente. Li osservo, uno a uno e lascio che si sciolgano, come fa la panna con la cioccolata. Sciogliendosi, mi permettono di fare quello che più conta, liberare spazio. Che forza intrinseca l’assonanza di queste due parole. La prima che deriva da “libertà”  e l’altra che sottende all’immensità, alla vastità del mondo oltre il nostro mondo. Uno tutto nuovo, da poter percorrere e creare. In questo nostro cerchio, tutto ha un inizio e una fine. Tutto, in questo preciso momento è, esattamente, come dovrebbe essere. Non vi è situazione sbagliata, rallentata, ingiusta. Ogni cosa, seppur imperfetta, abita il suo unico posto in questo preciso e dato istante. 
Che sollievo sapere di essere nel mio posto, con le mie persone, nel mio tempo migliore. 

Ps la foto è di una cioccolata, bevuta insieme a mia mamma, in uno di questi freddi giorni di inverno e di chiacchiere al caldo

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