Cioccolata e pensieri

Giornate dense di faccende da sbrigare e pensieri. Questi ultimi, si accumulano, come chicchi di grandine dopo una tempesta, in ogni angolo della mia mente. Li osservo, uno a uno e lascio che si sciolgano, come fa la panna con la cioccolata. Sciogliendosi, mi permettono di fare quello che più conta, liberare spazio. Che forza intrinseca l’assonanza di queste due parole. La prima che deriva da “libertà”  e l’altra che sottende all’immensità, alla vastità del mondo oltre il nostro mondo. Uno tutto nuovo, da poter percorrere e creare. In questo nostro cerchio, tutto ha un inizio e una fine. Tutto, in questo preciso momento è, esattamente, come dovrebbe essere. Non vi è situazione sbagliata, rallentata, ingiusta. Ogni cosa, seppur imperfetta, abita il suo unico posto in questo preciso e dato istante. 
Che sollievo sapere di essere nel mio posto, con le mie persone, nel mio tempo migliore. 

Ps la foto è di una cioccolata, bevuta insieme a mia mamma, in uno di questi freddi giorni di inverno e di chiacchiere al caldo

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Anubi

Il riposo di Anubi Potter. Di notte, aggirandosi per la casa, fa la lotta con la carta igienica e va a caccia di un non ben identificato mostro che, con il favore delle tenebre, gli si palesa in cucina; facendogli aprire cassetti, ante, buste. Di giorno, si rilassa beatamentea.E lo fa nei posti più disparati. Molto spesso, anche improvvisati. Come in questo scatto. Ho appoggiato, sul tappetto, il piumone da lavare e, ignaro del dopo, ci si è tuffato dentro con tutta la coda.

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Parole dure

La vita, a volte, mi impone di sostituire parole delicate con dure parole. Me lo impongono gli eventi, le scelte, discutibili, di talune persone che, un tempo non molto lontano, abitavano il mio cuore.
Le parole delicate hanno subito una trasformazione doverosa. Si sono fortificate, indurite, corazzate. Hanno fatto capolino sul foglio ponendo quesiti nuovi, mai domandati prima. Con la loro tenacia, hanno dato luce a verità nascoste. Esse, in silenzio, su di un foglio prima bianco, hanno gridato giustizia. Sono state usate per raccontare l’oggettività dei fatti, dapprima in modo parsimonioso e poi, sulla scia del vero, in modo dirompente. Le parole, in questo senso, hanno un potere immenso. Possiedono la innata capacità di ribaltare la prospettiva di una verità a senso unico. Compiono atti magici, regalando occhi nuovi a chi, come me, fino ad allora, non è riuscito a vedere. E non è per incapacità dovuta a un difetto congenito agli occhi, la causa è l’ipermetropia del cuore. Che impedisce, a chi ne è affetto, di vedere bene quanto accade, sia da vicino che da lontano. Allora si prende una penna e si inizia a scrivere. E, scrivendo, piano piano, parola dopo parola, punto dopo punto, capoverso dopo capoverso, si ricomincia a vedere.

Mirando il paesaggio, in un mattino d’inverno

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