La Befana…

La sottoscritta befana, con savoir faire notevole, all’ora che più tarda non v’era, indicava al marito befano dove adagiare le calze, ripiene di dolciumi, da destinare alle tre piccole befane.

Cosa successe prima? Scopritelo leggendo!

Ieri sera non riuscivo a metterle a letto – vogliamo vedere la befana!!- gridavano le piccole, con conseguente urlo di Marta – basta!! voglio dormire!- . E io, con voce pacata e dentro una bestia che pareva King Kong, imploravo silenzio. Ho perfino pensato di fare il lancio della ciabatta, ma avevo paura di scatenare una risata generale, posticipando ulteriormente la messa a nanna.

Nicole – ma io voglio rapire la befana! – Amore ma non puoi rapirla! -Ma io ci riesco mamma!- replica lei. Fortuna che poco dopo si è addormentata, altrimenti chi glielo spiegava che avrebbe dovuto rapire la sua mamma!?

Ore 00,15 ancora due su tre sveglie. Letizia si alza, prende un pennarello e inizia a colorare il muro della mansarda. Riflessione, questo mio essere a metà tra Steiner e Montessori mi ha fregato. Infatti, rendendomi conto del problema, sul mio comodino ho messo “Facili da amare, difficili da educare” di Becky A. Bailey, Ma non l’ho ancora iniziato…

Ore 00,20 porto letizia in bagno, in soli 5 min è riuscita a colorare, oltre al muro, entrambe le mani di blu e di rosso! Ma noi usiamo colori ad acqua!

Dopo lavaggio e pausa pipì, torniamo a letto. Mi pizzica il gomito, canticchia un mix di canzoni a modo suo, mi chiama più volte per dirmi che sono bella (occhiaie, capelli che gridano parrucchiere subito, un po’ di pancia) – Tu sei più bella AMORE – le rispondo.

00,35 Lety crolla tra le mie braccia. 00,40 sento Marta alzarsi, andare in bagno, grattarsi la testa. Marta tutto Ok? – non riesco a dormire! – e viene a mettersi nel letto alla mia sinistra ( alla mia destra c’e’ Lety). Parliamo del pigiama party che farà con le sue amiche e, per conciliarle il sonno, le leggo un mio scritto, poco dopo – mi è venuto sonno!- esclama.

-Mamma, sei verament brava a scrivere!- mi sussurra. Grazie Amore mio, il tuo pensiero e la tua opinione sono le mie ali, il mio ossigeno, la mia più importante vittoria d’Amore.

Buona festa a tutte le befane, grandi e piccine, lontane e vicine!

Con affetto,

Befana Alice

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2 two 1000 thousand and 16 sixteen

I miei buoni propositi per il nuovo anno: non avere alcun proposito.

My intentions for new year? I really don’t have any intention at all. True facts only.

Voglio lasciar scorrere l’energia senza frenarla per vedere dove ci conduce.

I want to let the energy flow just to see where it brings us too.

Voglio lasciar andare le cose che, nonostante il mio impegno, non posso cambiare.

I want to let things I really can not change even if I worked on.

Voglio innaffiare ogni giorno il mio sogno personale di pace e serenità.
I want to irrigate my personal dream of peace and serenity every day.
Voglio la casa piena di gioia dentro e fuori e un cucciolo di cane per le mie figlie.
I want to fell joy inside and outside my home and a puppy dog for my daughters …

Voglio smetterla di aver paura. Quando osservo questo sentimento il mio pensiero è rivolto a loro, le mie piccole ragazze. Mi spaventa il mondo in cui viviamo, irto di pericoli e conflitti.
I want to stop being afraid. When I look at this feeling I always think about my little girls. Maybe all parents are feeling that way. I’m scared about our dangerous and conflictual world.

Voglio la speranza nel cuore e non solo nella mente di un mondo all’altezza dei nostri figli.

I want my heart full of hope more than my mind for a better world, up to our babies for real.

Sto lavorando duramente per realizzare tutto ciò.

Buon Anno nuovo!

I’m working hard to make it real.

Happy new start!

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Nella quiete che soltanto la notte porta, nel mio mondo intriso di risate e giochi di bimbe, tutto ad un tratto mi ritrovo a meditare sul guazzabuglio di informazioni recepite in classe.

La scintilla forse avvenne per quello strano compito di sicurezza, che tutte guardavano con occhi straniti, la cui consegna pareva sinistra anche ai più creativi. O forse in ufficio, durante un conflitto senza armi ma con parole di fuoco della mia responsabile, che gridava correttezza a tutto l’ufficio nella maniera più sterile e multimediale, una fredda e-mail. Ed avevo capito, compreso il messaggio. Quanto peso ha la comunicazione, quanto essa sia la padrona di tutto, quanto essa permei in maniera indicibile ogni singolo aspetto della vita, producendo degli effetti che si ripercuotono su di noi, sugli altri, sull’umanità intera.

Siamo in venti, ma una di noi non si presenta già il giorno dopo ed un’altra abbandona dopo la prima settimana per motivi personali. Rimaniamo in diciotto, diciotto ragazze che aspirano a diventare delle educatrici dei servizi integrativi per la prima infanzia; ognuna con la propria storia, la propria esperienza, le proprie emozioni. Ci conosciamo, il primo giorno riceviamo un foglio bianco sul quale riportare NOI.

Ogni docente ha voluto che noi ci presentassimo utilizzando il canale del colore e del disegno, non necessariamente strutturato ma frutto di una nostra sensazione impulsiva e quindi non mediata dalla ragione. E poi le parole, le nostre, che venivano comunicate per raccontarci, per raccontare la nostra storia, ogni volta un pezzetto, ogni volta diverso. Ringrazio gli azzeccati suggerimenti dei formatori affinché noi trovassimo la corrispondenza ed il filo conduttore tra il nostro mondo emotivo interiore ed il nostro mondo razionale. Il mio è trasformazione.

Penso alle mie bimbe, al mio lavoro che ringrazio di avere, ed al progetto di poter lavorare con in bambini e di poter unire la mia passione per il mondo dell’infanzia alla professione, oggi completamente differente.

Nel quotidiano metto a confronto il lavoro tecnico di contabile, che mi vede impegnata al mattino, con gli strumenti emozionali, ogni giorno diversi, che mi vengono donati al corso.

Comprendo che tutte le materie seppur differenti l’una dall’altra, sono legate fra loro da un filo conduttore quasi a creare un sentiero ricco di esperienze corporee e sensoriali, di teoria e di pratica creativa, di vita in tutte le sue forme. Vi sono delle parole chiave che, in ogni materia, si ripetono come un mantra:

  •   comunicazione e l’importanza della sua efficacia affinché il messaggio venga codificato e recepito;
  • giudizio e la sua necessaria assenza;
  • accettazione di noi e dei nostri limiti;
  • comprensione e accettazione dell’altro nella forma più totale;
  • identità;
  • gioco;
  • qualità della relazione.

Ho appreso l’importanza della comunicazione verbale e di quella non verbale. Di come l’adulto abbia un potere enorme sul bambino e, proprio per questo, ha il dovere di utilizzare lo strumento comunicazione in maniera corretta, mettendosi in relazione attraverso l’ascolto consapevole. Consapevolezza di sé per entrare in relazione e comprendere il bambino in maniera empatica, autentica, senza giudizio. Il giudizio ed il confronto valutativo e/o svalutativo screditano le risorse insite in ogni individuo, creando delle aspettative che non hanno ragione d’essere se non come concetto da stanare di una imperante società competitiva volta ad omologare le persone anziché arricchirle attraverso le loro differenze.

La ricchezza nelle differenza, differenza intesa come conoscenza delle diverse identità culturali e differenza intesa come valori ricercati, conosciuti, appresi ed, a volte, indotti. Noi impariamo dall’altro e l’altro è per noi fonte di sapere, di conoscenza, di crescita.

Spazio al confronto quindi, purché costruttivo, al dialogo, alla negoziazione dei conflitti, alla mediazione. Il nostro mondo non finisce con noi ma continua con l’altro, la sua cultura, i suoi pensieri, la sua identità diversa dalla nostra, vengono da noi compresi, valorizzati, acquisiti, diventano parte del nostro cammino.

Tutti siamo unici e diversi seppur uguali e per questo speciali.

In questo intenso mese abbiamo lavorato sulle emozioni attraverso il gioco, in un contesto che favorisse la creatività e che ci mettesse in comunicazione con l’altro attraverso strumenti e o spazi transizionali. E’ stato splendido constatare come i giochi abbiano rievocato in me momenti vissuti nell’infanzia, attitudini innate un po’ sopite e riflessioni, tante. Il gioco come mezzo di conoscenza di me stessa e degli altri, metafora di equilibrio e qualità relazionale. Il gioco è la vita stessa. In un contesto senza giudizio matura il senso di reciprocità, di complicità, di fiducia. Il tutto attraverso le regole, che rendono sicuro e sereno un momento ludico coinvolgente per tutti i soggetti della relazione.

Questo mio viaggio dell’anima dopo tutto, è appena cominciato…

 

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