Il colore è vita

Un foglio bianco, due pennelli e tanti acquerelli. Ciotoline con dell’acqua e pensieri magici che diventano segni. Nicole, con il giallo, crea un sole, bianco al centro, con tanti raggi. Il cielo, una linea netta color azzurro e poi un cuore. Marta disegna un quadrifoglio verde cangiante mentre Letizia crea righe di diverso colore, come fossero fuochi d’artificio. Un angelo a forma di croce. Letizia esclama: – sono questi i pennelli, sono anche nostri! – . Nicole, intenta a dipingere, crea tante croci colorate che rappresentano angioletti, di color rosa, nero, arancione, bianco e rosso.
L’allestimento del presepe ha fissato nella loro mente la figura dell’angelo: – nel nostro presepe ce ne sono almeno tre !- esclamano entusiaste.

Noi adoriamo gli angeli. Simbolo di pace e prosperità, ci ricordano ogni giorno, che la vita è colore e, insieme ad esso, un’immensa opportunità di gioia per coloro che la sanno cogliere, nonostante le avversità. I bambini sono dei grandi maestri in questo.
Alla domanda : – e tu cosa hai disegnato? – Letizia risponde: – quelli sono miei – . E poi disegna un filo ed un ponte, chiedendo a Marta e Nicole di disegnarne uno color viola e rosso.

Il ponte, simbolo di unione tra il mondo esteriore e quello interiore. Le emozioni trovano un verso per uscire allo scoperto e diventare vita su di un foglio, ora non più bianco.

Posted in Colorare & C. | Tagged , , | Leave a comment

Passione gomito

Ma la notte… Citando le parole di una canzone italiana, mi ritrovo a domandarmi perché la mia piccina prediliga svegliarsi e venire nel mio letto anziché rimanere nel suo, piccolo e caldo, posizionato accanto a quello della sorella.

Ci sono bimbi che cercano disperatamente il ciuccio, allora le loro mamme e i loro papà ne comprano tanti, casomai il piccolo o la piccola malcapitata non lo trovasse subito nel letto. Arrivano a possedere anche 5 o 6 ciucci contemporaneamente, di diverso colore, rosa, marroni, blu, fluorescenti…

Altri bimbi si svegliano a causa del pannolino bagnato, come non comprenderli, immaginate di essere immersi in un bel sogno e di dovervi bruscamente destare per un allagamento ai piani bassi, terribile.

Poi è la volta della famosa parola che rende orgogliosi tutti i genitori di questo mondo. Finalmente il piccolo ha imparato a controllare gli sfinteri ( si scrive così!? ) e basta acquistare pacchi e pacchi di pannolini!

Pipi’…

Anche se c’è chi, il pannolino, lo porta ancora, ma solo durante la nanna, un po’ di prudenza da parte di noi mamme non guasta.

E poi c’e’ chi vuole il latte. Magari solo per ricevere un po’ di coccole e sentirsi più sicuro, stretto in un dolce abbraccio e cullato dal profumo e dal sapore della sua mamma.

Poi ci sono Letizia e Nicole. Se ci penso riesco ancora a percepire quella gioia mista ad orgoglio di essere il loro cibo, la loro coccola, il loro mondo. Fatto di piccoli gesti, grandi sguardi, tanti sorrisi e lunghe dormite accoccolate.

Momenti di profonda unione e attaccamento, di vita immensa, di Amore. In tutto questo tempo, hanno preso un bizzarro vizio di tirare la pelle, quasi fosse un elastico (siamo sulla buona strada).

<<Mamma voglio pizzicare !! Mamma senza maglia manica lunga!!>>

Per addormentarsi loro vogliono il mio gomito !!!

Posted in Vizi e Virtù | Tagged | Leave a comment

La mia nonna. Grandi occhiali marroni, che un poco nascondono lo  sguardo, sulla pelle profondi solchi dati dalla quasi centenaria età, capelli corti e grigi, mani scalfite dal duro lavoro casalingo, ha cresciuto otto figli lei. Mi guarda, come a tentar di comprendere in quale posto o situazione azziccare la mia faccia. Succede tutti i giovedì.

E tu cu sii? ..

Mi chiede, poggiando la sua mano destra sulla mia spalla sinistra e guardandomi da sopra gli occhiali, come se questi anzichè aiutarla la disorientassero.

Sugno Rosa, le rispondo.

-Rosa?- ma no, tu non sii Rosa, che mi dici??! –

Nonna ricordi, sugno a figghia d tua figghia maggiore, Maria..

Maria? Pecchè lei tiene una figlia? E com’è che io non lo sacciù?!-

Nonna non ci pensà, statti quieta sulla tua poltrona rossa, che io mi preoccupo di pulizare nu pocu.

-La vuoi astutata la luce?-

si grazie, astutiamo a luce, c’è lo sole e sarebbe nu peccato nun approfittarne. Tiriamo su la serranda del cucinino e non abbiamo bisogno di consumar corrente. Visto nonna?

Lei, sdraiata sul suo trono moderno e multiuso, piedi su, piedi giù, con o senza massaggio incorporato, tutto con la potenza di un solo dito, facendo attenzione a non sbagliare pulsante. Potere dell’elettronica. Mia nonna la ordinò tempo addietro via telefono e, da allora, accompagna quotidianamente le sue giornate, fatte di televisione, bibbia e farmaci. Le sue gambe sono così stanche che, difficilmente, si cimentano in una passeggiata.

Si ferma un istante, quasi a voler ripassare velocemente il suo breve repertorio e poi, eccola in scena, a cantar

La la la la la, ma come so fessi l’ommini che vanno appreso ai femmine..

Mentre cerco l’aspiravolpere nello sgabuzzino, mi chiede: -e tua mamma, dove s’è n’è juta? Non viene cà? Ah la mia Maria, figghia ma, beddra tanto beddra! –

Nonna la tua Maria è a casa che prepara qualcosa di buono per la cena da portare cà.

La la la la la, ma come so fessi l’ommini che vanno appreso ai femmine..

Che mi cunti??? Maria Abita cun mia.

No nonna, tiene una casa sua, si è sposata tanti anni fa con Giuseppe, mio papà, che tu chiami sempre Bepi, ricordi?

-Noooo che vai cuntando?!-

Lassa perdere nonna.

Nanananaaaaa, ma come su fessi l’ommini che vanno appress’ai femmine..

Ricordo ancora quando, con le membra che ancora l’accompagnavano, un giorno mi disse quanto grande fosse per me il suo bene, prendendo la mia faccia fra le sue mani ruvide ed indefesse e schioccandomi un bacio sulla mia fronte liscia di bambina.

-Tu si mia nipote, figlia di mia figlia, sangue del suo sangue, è perciò che sei di più per me! –

Si assopisce qualche minuto poi si sveglia e, come sempre, mi chiede di Teresa.

-Dov’è juta Teresa?-

Non è venuta da te poichè oggi è la jurnata che non travailla, come a tutti i giovedì nonna.

E’ tempo di appicciare quella che, grazie alla luce del giorno, abbiamo astutato, è tempo di acconzare a tavula.

Mia madre, giunta a casa con la cena calda, prepara il tutto affinchè la nonna possa mangiare e bere . Rimaniamo con lei, parliamo di noi, mentre lei, assorta nei suoi pensieri di ieri, ogni tanto interviene con qualche richiesta, bizzarra ai nostri occhi:

Dov’è mia mamma?

Mamma? Dove sii?

Ed ecco che comincia a vagare per la casa in cerca di lei. Pensiamo che sia troppo stanca e che sia meglio che vada a curcarsi, prima però deve prendere le medicine, come a tutte i sire.

Un altro giovedì è terminato, un altro giorno fatto di pensieri e ricordi distorti che, comprimendosi nella mente, generano confusione fuori e dentro. Tristemente ineluttabile l’abbattersi di questa sciagura sulle persone care che hanno ancora la forza e la lucidità mentale di starle appresso, di sostenerla senza buttarla giù, di capire l’incomprensibile, di colmare con immenso affetto e dedizione la diga di lacune e ombre che la malattia ha creato nella sua mente, un tempo saggia ora tornata piccola, immacolata, nuova, a tratti incontaminata, come quella di un bimbo.

Tutto ciò io lo sacciu, bene lo sacciu e che da ca’entro vedo tutto eu, sento tutto eu, negli orecchi, inta mia mente, qantu si forte Ali, caruseddra mea, e tu Rosalbù nu core grande comma a Terra, sii bianca come a nu cencio, simpre a travaillare appresso di mia, pare che mi cadi in coddru, riposati nu poco tu..

Posted on by Parole Delicate | Leave a comment