Avanteri

La mia nonna. Grandi occhiali marroni, che un poco nascondono lo  sguardo, sulla pelle profondi solchi dati dalla quasi centenaria età, capelli corti e grigi, mani scalfite dal duro lavoro casalingo, ha cresciuto otto figli lei. Mi guarda, come a tentar di comprendere in quale posto o situazione azziccare la mia faccia. Succede tutti i giovedì.

E tu cu sii? ..

Mi chiede, poggiando la sua mano destra sulla mia spalla sinistra e guardandomi da sopra gli occhiali, come se questi anzichè aiutarla la disorientassero.

Sugno Rosa, le rispondo.

-Rosa?- ma no, tu non sii Rosa, che mi dici??! –

Nonna ricordi, sugno a figghia d tua figghia maggiore, Maria..

Maria? Pecchè lei tiene una figlia? E com’è che io non lo sacciù?!-

Nonna non ci pensà, statti quieta sulla tua poltrona rossa, che io mi preoccupo di pulizare nu pocu.

-La vuoi astutata la luce?-

si grazie, astutiamo a luce, c’è lo sole e sarebbe nu peccato nun approfittarne. Tiriamo su la serranda del cucinino e non abbiamo bisogno di consumar corrente. Visto nonna?

Lei, sdraiata sul suo trono moderno e multiuso, piedi su, piedi giù, con o senza massaggio incorporato, tutto con la potenza di un solo dito, facendo attenzione a non sbagliare pulsante. Potere dell’elettronica. Mia nonna la ordinò tempo addietro via telefono e, da allora, accompagna quotidianamente le sue giornate, fatte di televisione, bibbia e farmaci. Le sue gambe sono così stanche che, difficilmente, si cimentano in una passeggiata.

Si ferma un istante, quasi a voler ripassare velocemente il suo breve repertorio e poi, eccola in scena, a cantar

La la la la la, ma come so fessi l’ommini che vanno appreso ai femmine..

Mentre cerco l’aspiravolpere nello sgabuzzino, mi chiede: -e tua mamma, dove s’è n’è juta? Non viene cà? Ah la mia Maria, figghia ma, beddra tanto beddra! –

Nonna la tua Maria è a casa che prepara qualcosa di buono per la cena da portare cà.

La la la la la, ma come so fessi l’ommini che vanno appreso ai femmine..

Che mi cunti??? Maria Abita cun mia.

No nonna, tiene una casa sua, si è sposata tanti anni fa con Giuseppe, mio papà, che tu chiami sempre Bepi, ricordi?

-Noooo che vai cuntando?!-

Lassa perdere nonna.

Nanananaaaaa, ma come su fessi l’ommini che vanno appress’ai femmine..

Ricordo ancora quando, con le membra che ancora l’accompagnavano, un giorno mi disse quanto grande fosse per me il suo bene, prendendo la mia faccia fra le sue mani ruvide ed indefesse e schioccandomi un bacio sulla mia fronte liscia di bambina.

-Tu si mia nipote, figlia di mia figlia, sangue del suo sangue, è perciò che sei di più per me! –

Si assopisce qualche minuto poi si sveglia e, come sempre, mi chiede di Teresa.

-Dov’è juta Teresa?-

Non è venuta da te poichè oggi è la jurnata che non travailla, come a tutti i giovedì nonna.

E’ tempo di appicciare quella che, grazie alla luce del giorno, abbiamo astutato, è tempo di acconzare a tavula.

Mia madre, giunta a casa con la cena calda, prepara il tutto affinchè la nonna possa mangiare e bere . Rimaniamo con lei, parliamo di noi, mentre lei, assorta nei suoi pensieri di ieri, ogni tanto interviene con qualche richiesta, bizzarra ai nostri occhi:

Dov’è mia mamma?

Mamma? Dove sii?

Ed ecco che comincia a vagare per la casa in cerca di lei. Pensiamo che sia troppo stanca e che sia meglio che vada a curcarsi, prima però deve prendere le medicine, come a tutte i sire.

Un altro giovedì è terminato, un altro giorno fatto di pensieri e ricordi distorti che, comprimendosi nella mente, generano confusione fuori e dentro. Tristemente ineluttabile l’abbattersi di questa sciagura sulle persone care che hanno ancora la forza e la lucidità mentale di starle appresso, di sostenerla senza buttarla giù, di capire l’incomprensibile, di colmare con immenso affetto e dedizione la diga di lacune e ombre che la malattia ha creato nella sua mente, un tempo saggia ora tornata piccola, immacolata, nuova, a tratti incontaminata, come quella di un bimbo.

Tutto ciò io lo sacciu, bene lo sacciu e che da ca’entro vedo tutto eu, sento tutto eu, negli orecchi, inta mia mente, qantu si forte Ali, caruseddra mea, e tu Rosalbù nu core grande comma a Terra, sii bianca come a nu cencio, simpre a travaillare appresso di mia, pare che mi cadi in coddru, riposati nu poco tu..

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Parole delicate con Alice
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