Una notte di luglio

Una notte di luglio, di quelle calde e secche, da farmi svegliare nel bel mezzo e costringermi giù dal letto; correre in bagno a refrigerare il viso e il collo, davanti a uno specchio che serviva la mia immagine assonnata e accaldata. Ricordavo il sogno appena sognato. Salivo le scale della nostra casa di collina, poco distante dalla città, per raggiungere la mansarda. In sottofondo, l rumore di un trattore di lontano disturbava la dolce quiete. Nella camera, c’erano tre lettini, due piccoli e uno un pochino più grande. Al centro della stanza, c’era una tenda color rosso e arancione, con delle frange sul tetto. Guardo bene e, dalla porta di accesso, spuntavano dei piedini che si muovevano, veloci, prima a destra e poi a sinistra. Erano di Letizia. Davanti a lei, c’era Nicole piccolina, con una coda per acconciatura; entrambe intente a giocare con le bambole, i vestiti e i cappelli. Sul lettino più grande c’era Marta, impegnata nella lettura di un libro, stringeva una penna colorata nella mano destra. Cantavano una canzone, che non riesco a ricordare. Avevo viaggiato nel tempo e fatto  visita al passato o, forse  è stato lui a farmi visita. Sembrava così reale che, per accertamene le abbracciai tutte e tre forte forte. E le mie braccia sembravano così grandi e le loro così piccole. E mi destai, con le lacrime agli occhi dall’emozione, per aver rivissuto quell’attimo di eterna tenerezza. 

Una notte di luglio
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Calabria

Terra lontana, ma conosciuta da prima che  venissi al mondo e, per tale ragione,  nel mio cuore da sempre. Il profumo della pineta è così buono che vorrei poterlo distillare e portare sempre con me,  per poterlo odorare quando la voglia di ricordi viene a farmi visita; questa è una pineta singolare, composta da pini mediterranei e alberi di eucalipto. I suoi profumi si confondono con l’odore del caffè caldo la mattina presto e con gli scarichi delle auto pomeriggio inoltrato. Guidatori di autovetture che, madidi di sudore, si affannano in quella  parte di mondo, vicino alla spiaggia, nel trovare un parcheggio ideale; tra i tronchi dei pini, la sabbia e il fogliame che tutto ricopre. All’ombra, lontano dal sole, che tutto bacia e rende rovente l’abitacolo. Talmente caldo che, appena salgo in macchina, per un attimo, il respiro mi viene a mancare. Il sole sorge presto, per sparire dietro la pineta intorno alle 19. Seduta sullo sdraio, mi incanto a mirare la  sua luce che, tenue, si spegne fra i pini, per lasciare spazio alla sera; che un poco rinfresca, con la sua lieve brezza e permette di riposare. Di giorno, le ore del mattino e del pomeriggio, le trascorriamo nell’acqua di questo mare cristallino, lo Ionio, che accoglie e rinfresca i nostri corpi. Ricordo i bagni, tanti, fatti con la mia nonna Maria e lo zio Lullo, ora stelle. Dimoriamo presso “casa i Lulli” una villetta, con quadri sulle pareti, porte di legno, cucina in muratura e caminetto, per viverla anche d’inverno; pareti colorate; di rosa nel salone e azzurro e bianco nella camera. Nel cortile, a farci compagnia,  un grande ulivo che ci regala la tanto ricercata ombra.  E da dove, da quando siamo arrivate, seduta su una panca, costruita con un tronco antico, guardo, meravigliata, l’alba e il tramonto. I ricordi antichi si mescolano a quelli del presente. Che, per quanto possa apparire statico, nella realtà delle cose, cambia costantemente. Così come cambiano i nostri ricordi e i racconti che con essi costruiamo. Ricordo i taralli, speziati con l’anice, preparati con amore e dedizione da nonna Maria e sua sorella Teresa, nel forno dietro la casa. Ne riempivano sacchi interi della farina utilizzata per farli,  chili e chili di taralli speziati! E li conservavano nella dispensa del salone.  Erano i miei preferiti ed io, ne mangiavo,  quasi sempre, due alla volta! E venivano gustati con il caffè, alle volte sostituito dal caffè d’orzo. Se chiudo gli occhi, ne percepisco, ancora oggi, l’indimenticabile sapore.  Dopo esserci tuffate, nei nostri bagni, ci accompagna un materassino color dell’arcobaleno. Il grande maestro Tempo, ci rivela una dimensione nuova, si dilata. In balia delle piccole onde, si vive in un tempo nuovo, fuori dal tempo. Dove, a scandire gli attimi,  sono i ritmi del mare. Siamo testimoni della forza del vento e delle correnti marine, a tratti fredde, che cambiano la temperatura e lo stato dell’acqua. Le sue acque, che da calme diventano increspate; le sue meraviglie: – c’è una sogliola qui sotto mamma! Anche  qui e qui! Quanti pesci! – gridano in coro le fate. Con le loro maschere e il loro divenire sirene appena toccano l’acqua.
Questa vacanza è lunga, intensa, rilassante a tratti stancante, come solo il mare riesce a essere. Sembra un sogno ma è reale, poiché i nostri occhi sono ben aperti e pronti a cogliere tutto il bello che c’è.
Mamma, guarda tengo gli occhi aperti sott’acqua! Guarda, facciamo le capriole, in avanti! All’indietro! Verticali! Verticali a ponte! Guarda mamma, insieme! – E sembra non finire mai.

La pineta
Il nostro tesoro
La vista da Catanzaro
Il nostro magico materassino
Il tramonto
La pitta
Noi e la zia Oli
Serata di ricordi tra presente e futuro
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La città dei sassi

Sole a picco su case, piccole chiese e grandi pietre, quaranta gradi all’ombra. Case e ristoranti e piccoli ristori, creati nella roccia; la parte della città più recente si mescola con quella antica. Il colore bianco, che fa coppia fissa con l’azzurro del cielo, ti riempie gli occhi. Delle nuvole, neanche un abbozzo lieve. Turisti tanti, ma c’era posto per tutti. Era un tanto ordinato, credo di non averlo mai visto prima. Forse per il fatto di essere andati, il giorno 12 di agosto, in una città senza mare. Tolgo il forse, è così.  Sorseggiando un caffè riesci ad ascoltare, contemporaneamente, lingue diverse, che si mescolano, in un incessante susseguirsi di risate e suoni sconosciuti. E, tra quelli, mi scoprivo sorpresa a udirne qualcuno di già conosciuto. Come quella famiglia, seduta al tavolo di fronte al nostro, nel bar della piazza centrale, che parlava spagnolo; o come la famiglia americana, che ha scelto di pranzare nel nostro stesso posto, in piazza San Giovanni Battista. La proprietaria di questo delizioso posticino, che serve piatti tipici, si chiama Imma, come la omonima protagonista della fiction, girata proprio nella piazza medesima; dove noi abbiamo sbocconcellato il nostro delizioso e fresco pasto, allietando i nostri palati con un piatto tipico,  la Cialled. Gustoso e semplice, composto da pezzi di pane, pomodori, cipolle, cetrioli e basilico.  Le persone del posto sono cordiali, così come lo è stata Imma con noi, così disponibile e sorridente, da farci sentire a casa. Anche il proprietario del ristorante della grotta, ci ha invitato a scendere per andare a vedere la vista dalla terrazza. Che dava sulla parte antica, di struggente bellezza. Un’altra scoperta curiosa è stato apprendere che qui il melone è l’anguria.  Quindi, se lo ordini, ti portano quello rosso e non quello arancione. Nel nostro viaggio verso casa, Matera è  stata una sosta scelta, prima di partire. Città bella fra le belle, capace di sopravvivere al tempo e di conservarne, intatta,  la storia e la tradizione; essa possiede una capacità rara, quella di fartene innamorare perdutamente. 

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