Anubi

Il riposo di Anubi Potter. Di notte, aggirandosi per la casa, fa la lotta con la carta igienica e va a caccia di un non ben identificato mostro che, con il favore delle tenebre, gli si palesa in cucina; facendogli aprire cassetti, ante, buste. Di giorno, si rilassa beatamentea.E lo fa nei posti più disparati. Molto spesso, anche improvvisati. Come in questo scatto. Ho appoggiato, sul tappetto, il piumone da lavare e, ignaro del dopo, ci si è tuffato dentro con tutta la coda.

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Parole dure

La vita, a volte, mi impone di sostituire parole delicate con dure parole. Me lo impongono gli eventi, le scelte, discutibili, di talune persone che, un tempo non molto lontano, abitavano il mio cuore.
Le parole delicate hanno subito una trasformazione doverosa. Si sono fortificate, indurite, corazzate. Hanno fatto capolino sul foglio ponendo quesiti nuovi, mai domandati prima. Con la loro tenacia, hanno dato luce a verità nascoste. Esse, in silenzio, su di un foglio prima bianco, hanno gridato giustizia. Sono state usate per raccontare l’oggettività dei fatti, dapprima in modo parsimonioso e poi, sulla scia del vero, in modo dirompente. Le parole, in questo senso, hanno un potere immenso. Possiedono la innata capacità di ribaltare la prospettiva di una verità a senso unico. Compiono atti magici, regalando occhi nuovi a chi, come me, fino ad allora, non è riuscito a vedere. E non è per incapacità dovuta a un difetto congenito agli occhi, la causa è l’ipermetropia del cuore. Che impedisce, a chi ne è affetto, di vedere bene quanto accade, sia da vicino che da lontano. Allora si prende una penna e si inizia a scrivere. E, scrivendo, piano piano, parola dopo parola, punto dopo punto, capoverso dopo capoverso, si ricomincia a vedere.

Mirando il paesaggio, in un mattino d’inverno

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Il 2023 e il suo bagaglio

Il 2023 sta preparando il bagaglio. È tutto indaffarato, vestito di tutti i giorni passati. Li ha raccolti, per ben 365 dì, dentro uno zaino enorme, grande quasi come il mondo. Lui non è proprio così grande, ma è alto, altissimo. È fatto di tutti i dodici mesi che, sovrapposti, formano la sua figura. Il piede sinistro ha per scarpa un grosso 0, mentre il destro un grande 2. Ha due occhi, grandi come i piedi. Il destro ha forma di un 2, il sinistro invece, di un 3. Cammina un poco a fatica, gli mancano solo poche ore alla sua dipartita. Porterà via con sè tutti i momenti belli che sono stati, ma anche quelli brutti. Questi ultimi, lui racconta, pesano più di tutto il resto. Sono grandi mattoni, color dell’ebano. Hanno preso il colore dell’emozione che li accompagnava. La cosa bella è che, quel nero, con il tempo, sbiadisce. A volte, qualcuno dice, diventa, addirittura, bianco. In tutto questo portare, i momenti belli hanno il peso delle nuvole pertanto, compensano la grande fatica fatta per portare il peso di quelli brutti. Di lontano, vi è una porta a forma di quadrifoglio, alta e larga. Essa è di un color verde cangiante e per maniglia vi è una stella, color dell’oro. Oltre la porta, c’è un cielo stellato, talmente luminoso da essere accecante. Il 2023, una volta entrato, svuoterà il sacco in una stanza senza pareti, fatta di stelle (giorni belli) e buchi neri (giorni brutti). Si toglierà le grandi scarpe, che impresterà al 2024. Scarpe che, di anno in anno, passeranno ancora per un po’… Darà in prestito anche l’occhio destro, mentre stiperà in un cassetto l’occhio sinistro. Prima di diventare vento, poi brezza, poi aria. Andrà via nello stesso istante in cui il 2024, allo scoccare della mezzanotte, farà capolino, strizzando, veloce, l’occhiolino.

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