Il treno

Adoro il treno, emblema del viaggio e mezzo mobile su cui si incontrano e conoscono persone. Ognuna con una storia, pronta da raccontare a orecchie intente ad ascoltare. Si apprendono cose nuove e il tempo acquista un senso nuovo. Si dilata. Nello spazio confinato di una carrozza, si mischiano parole, lingue diverse, urletti e pianti di bambini. Estranei che diventano, chi per poco, chi per tutto il tragitto, compagni di viaggio. I migliori, poiché scelti dal destino. Ci si scambia sogni, speranze, si ripercorre il passato, anche politico. Il tutto, nello spazio di 4 sedili e 4 tavolini che, sommati ai sedili accanto, speculari, diventano 8, l’infinito. Come infinito è il mondo a volte e le sue miriadi di sfaccettature, che ti si appuntano agli occhi, come un chiodo di fortuna, battuto su di una parete bianca, pronta a essere ornata da un quadro astratto e denso di colori. Ho scoperto che alcuni gatti amano viaggiare e percorrono la tratta Torino Barletta, senza miagolio proferire e accucciati silenziosi nel loro trasportino. Ho avuto conferma che l’amore è un sentimento che porta lontano. Come quelle due coppie. Sedute rispettivamente alla mia sinistra, 56 anni di matrimonio e alla mia destra, 48 anni di matrimonio. I primi battibeccavano su una non ben definita colpa, legata a un mazzo di chiavi, dimenticato su di un comodino. Litigio che ha mosso risate nella coppia alla mia destra, che si rivedeva in quel incessante scambio di battute, così tenero ai miei occhi. Coppia che mi ha svelato di essere andata in vacanza e per 16 anni consecutivi, nello stesso posto,  in un hotel a Viserba. Ho pensato, che costanza, invidiabile. E che era la prima volta che andasse in un hotel di Rivazzurra, sempre vicino Rimini…Ma l’amore porta lontano e unisce, come l’incontro tra cultura orientale e cultura occidentale. Il frutto di questa unione è una splendida bimba di circa due anni, con tutti i dentini, che mangiava il suo panino e parlava un poco in cinese e un poco in italiano, nel sedile davanti al mio. Quanta meraviglia. Ero in viaggio per raggiungere le ragazze a Lecce, partite giorno 14 con i nonni. Dopo la morsa di caldo torrido,  portata da Caronte nei giorni precedenti, il 26 si preannunciava come uno dei giorni più miti, con temperature sotto i 25 gradi e leggera brezza. Da segnare sul calendario, da ricordare. Come il giorno precedente, 25/7 in cui ho messo un punto a una questione aperta, che non vedevo l’ora di chiudere. Chiusa in modo vincente.Sul Frecciarossa 9805, non ero l’unica a spostarmi al sud per pochi giorni. Anche una ragazza, in viaggio verso la Puglia per un matrimonio, sarebbe rientrata a Torino nel weekend. E con la signora, padrona del gatto, abbiamo parlato di vini ed è venuta fuori la bontà di quello prodotto in un paesino della provincia di Foggia. Il treno ti permette di spostarti, camminare, sostare, sederti in zone diverse dal “tuo posto”. Mi sono recata più volte al bar, dove ho bevuto dei caffè ( buoni) e mangiato un panino veg ( sarebbe stato meglio se non lo avessi mangiato, ma con il senno di poi la storia non si scrive). Una signora, convinta della gratuità del caffè, l’ha ordinato, bevuto ed è corsa via con fare furtivo, verso la carrozza 6. Con sguardi attoniti di passeggeri e baristi, che hanno provato a chiamarla, ma invano. Era già scomparsa nel vagone e con il telefono all’orecchio…In una delle mie passeggiate di ritorno, dal vagone 5 (bar) al vagone 10 ( posto a sedere 13 c) ho conosciuto un gruppo di ragazzi e ragazze, di ritorno da una vacanza studio. Ho atteso che scendessero alla loro fermata. Anche se non volevano che il treno si fermasse, mi dicevano. Avrebbero voluto non dividersi. Conoscevo bene quella sensazione. Mi era capitata la stessa cosa, per lo stesso motivo, alla stessa età… La vita è un cerchio. Il treno è giunto all’ultima stazione del viaggio, la mia, alle ore 19,02. 

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