Educatrice Prima Infanzia

 

Nella quiete che soltanto la notte porta, nel mio mondo intriso di risate e giochi di bimbe, tutto ad un tratto mi ritrovo a meditare sul guazzabuglio di informazioni recepite in classe.

La scintilla forse avvenne per quello strano compito di sicurezza, che tutte guardavano con occhi straniti, la cui consegna pareva sinistra anche ai più creativi. O forse in ufficio, durante un conflitto senza armi ma con parole di fuoco della mia responsabile, che gridava correttezza a tutto l’ufficio nella maniera più sterile e multimediale, una fredda e-mail. Ed avevo capito, compreso il messaggio. Quanto peso ha la comunicazione, quanto essa sia la padrona di tutto, quanto essa permei in maniera indicibile ogni singolo aspetto della vita, producendo degli effetti che si ripercuotono su di noi, sugli altri, sull’umanità intera.

Siamo in venti, ma una di noi non si presenta già il giorno dopo ed un’altra abbandona dopo la prima settimana per motivi personali. Rimaniamo in diciotto, diciotto ragazze che aspirano a diventare delle educatrici dei servizi integrativi per la prima infanzia; ognuna con la propria storia, la propria esperienza, le proprie emozioni. Ci conosciamo, il primo giorno riceviamo un foglio bianco sul quale riportare NOI.

Ogni docente ha voluto che noi ci presentassimo utilizzando il canale del colore e del disegno, non necessariamente strutturato ma frutto di una nostra sensazione impulsiva e quindi non mediata dalla ragione. E poi le parole, le nostre, che venivano comunicate per raccontarci, per raccontare la nostra storia, ogni volta un pezzetto, ogni volta diverso. Ringrazio gli azzeccati suggerimenti dei formatori affinché noi trovassimo la corrispondenza ed il filo conduttore tra il nostro mondo emotivo interiore ed il nostro mondo razionale. Il mio è trasformazione.

Penso alle mie bimbe, al mio lavoro che ringrazio di avere, ed al progetto di poter lavorare con in bambini e di poter unire la mia passione per il mondo dell’infanzia alla professione, oggi completamente differente.

Nel quotidiano metto a confronto il lavoro tecnico di contabile, che mi vede impegnata al mattino, con gli strumenti emozionali, ogni giorno diversi, che mi vengono donati al corso.

Comprendo che tutte le materie seppur differenti l’una dall’altra, sono legate fra loro da un filo conduttore quasi a creare un sentiero ricco di esperienze corporee e sensoriali, di teoria e di pratica creativa, di vita in tutte le sue forme. Vi sono delle parole chiave che, in ogni materia, si ripetono come un mantra:

  •   comunicazione e l’importanza della sua efficacia affinché il messaggio venga codificato e recepito;
  • giudizio e la sua necessaria assenza;
  • accettazione di noi e dei nostri limiti;
  • comprensione e accettazione dell’altro nella forma più totale;
  • identità;
  • gioco;
  • qualità della relazione.

Ho appreso l’importanza della comunicazione verbale e di quella non verbale. Di come l’adulto abbia un potere enorme sul bambino e, proprio per questo, ha il dovere di utilizzare lo strumento comunicazione in maniera corretta, mettendosi in relazione attraverso l’ascolto consapevole. Consapevolezza di sé per entrare in relazione e comprendere il bambino in maniera empatica, autentica, senza giudizio. Il giudizio ed il confronto valutativo e/o svalutativo screditano le risorse insite in ogni individuo, creando delle aspettative che non hanno ragione d’essere se non come concetto da stanare di una imperante società competitiva volta ad omologare le persone anziché arricchirle attraverso le loro differenze.

La ricchezza nelle differenza, differenza intesa come conoscenza delle diverse identità culturali e differenza intesa come valori ricercati, conosciuti, appresi ed, a volte, indotti. Noi impariamo dall’altro e l’altro è per noi fonte di sapere, di conoscenza, di crescita.

Spazio al confronto quindi, purché costruttivo, al dialogo, alla negoziazione dei conflitti, alla mediazione. Il nostro mondo non finisce con noi ma continua con l’altro, la sua cultura, i suoi pensieri, la sua identità diversa dalla nostra, vengono da noi compresi, valorizzati, acquisiti, diventano parte del nostro cammino.

Tutti siamo unici e diversi seppur uguali e per questo speciali.

In questo intenso mese abbiamo lavorato sulle emozioni attraverso il gioco, in un contesto che favorisse la creatività e che ci mettesse in comunicazione con l’altro attraverso strumenti e o spazi transizionali. E’ stato splendido constatare come i giochi abbiano rievocato in me momenti vissuti nell’infanzia, attitudini innate un po’ sopite e riflessioni, tante. Il gioco come mezzo di conoscenza di me stessa e degli altri, metafora di equilibrio e qualità relazionale. Il gioco è la vita stessa. In un contesto senza giudizio matura il senso di reciprocità, di complicità, di fiducia. Il tutto attraverso le regole, che rendono sicuro e sereno un momento ludico coinvolgente per tutti i soggetti della relazione.

Questo mio viaggio dell’anima dopo tutto, è appena cominciato…

 

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About Parole Delicate

Parole delicate con Alice
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3 Responses to Educatrice Prima Infanzia

  1. ciao cara
    io sto facendo la volontaria in un centro di aggregazione per ragazzi di medie e elementari. sono come aiuto educatrice quindi aiuto nei compiti nei giochi e nel laboratorio di cucina. mi da tanta soddisfazione credimi e fa tanto bene a me spero anche a loro…. mi sono molto trovata nelle parole che hai scritto in questo post:-)
    un abbraccio
    daniela

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