Una notte di luglio, di quelle calde e secche, da farmi svegliare nel bel mezzo e costringermi giù dal letto; correre in bagno a refrigerare il viso e il collo, davanti a uno specchio che serviva la mia immagine assonnata e accaldata. Ricordavo il sogno appena sognato. Salivo le scale della nostra casa di collina, poco distante dalla città, per raggiungere la mansarda. In sottofondo, l rumore di un trattore di lontano disturbava la dolce quiete. Nella camera, c’erano tre lettini, due piccoli e uno un pochino più grande. Al centro della stanza, c’era una tenda color rosso e arancione, con delle frange sul tetto. Guardo bene e, dalla porta di accesso, spuntavano dei piedini che si muovevano, veloci, prima a destra e poi a sinistra. Erano di Letizia. Davanti a lei, c’era Nicole piccolina, con una coda per acconciatura; entrambe intente a giocare con le bambole, i vestiti e i cappelli. Sul lettino più grande c’era Marta, impegnata nella lettura di un libro, stringeva una penna colorata nella mano destra. Cantavano una canzone, che non riesco a ricordare. Avevo viaggiato nel tempo e fatto visita al passato o, forse è stato lui a farmi visita. Sembrava così reale che, per accertamene le abbracciai tutte e tre forte forte. E le mie braccia sembravano così grandi e le loro così piccole. E mi destai, con le lacrime agli occhi dall’emozione, per aver rivissuto quell’attimo di eterna tenerezza.
