Partecipare al funerale di un alunno della scuola di mia figlia, un volere del cuore ed un dovere morale quando si è parte di una comunità.
Momenti immensamente tristi e dolorosi, che meritano di essere raccontati per dare un senso a ciò che un senso non ha, la morte di un ragazzino di 14 anni.
Le persone che abitano le stelle sono Angeli. Angeli di luce di un azzurro cangiante, come il cielo nella sua giornata d’estate migliore.
L’Amore, donato e ricevuto, si spande come fosse luce nel buio e illumina le nostre vite.
La morte, misteriosa nel suo intento, copre, con un manto di tristezza e sofferenza chi resta a testimonianza della perdita.
Provo ad immaginare il dolore sordo di quella madre che perde un figlio. L’evento più atroce, il più duro, il più inconsolabile.
innaturale, illogico, folle, sopravvivere ai propri figli lo è.
Il paragone con Maria è inevitabile e toccante. Lei conosce la sofferenza di perdere un figlio, l’unico figlio e ha fede nella resurrezione, lui vivrà di nuovo, lui sarà vita eterna.
Durante la funzione religiosa sono stati citati tre simboli:
il cero pasquale, simbolo di luce e resurrezione di Gesù;
l’incenso, simbolo di elevazione a Dio;
l’acqua, l’amicizia con Gesù, il battesimo.
Soffermiamoci a riflettere sul fatto che la morte non è l’ultima parola sulla vita, ma l’inizio di una vita infinita oltre quella terrena.
Da lassù potrai vedere la tua mamma e il tuo papà.
Da lassù potrai vedere toccare il cielo da quei palloncini bianchi e azzurri e parlare con quelle due colombe, fatti volare nel cielo per te.
Anche le partite della tua squadra del cuore, potrai guardarle in prima fila.
Da lassù potrai tutto.
Il tempo passa, le cose passano, il mondo passa. Chi ha già lasciato questo mondo non passerà mai.
Ciao Campione.